I Celti in Italia

 

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Nell’arco di tempo che va dal VI al IV secolo a. C., i

Celti giunsero anche in Italia. Una prima mescolanza tra i Celti

e gli Etruschi dell’Italia centro-settentrionale è confermata da scavi

archeologici di sepolture che fanno pensare a frequenti matrimoni misti fra i

due popoli, e soprattutto di oggetti identici a quelli ritrovati in area celtica transalpina.

Sono reperti significativi di una contiguità che venne a crearsi già dal primo momento, e forse

anche di rapporti non sempre ostili. E’ difficile definire le caratteristiche delle prime invasioni;

l’unica certezza è che i Celti italici mantennero relazioni con quelli d’Oltralpe e che la successiva invasione

(IV sec.) fu preparata ed eseguita con la loro collaborazione. I motivi che spinsero i

Celti ad occupare l’Italia sono anch’essi oscuri: forse furono attratti dalla fertilità e

dal clima mite del Meridione, o più probabilmente furono costretti a spostarsi a

causa della pressione demografica unita alla scarsità di terre coltivabili e ad altri

problemi di carattere politico e sociale. Verso l’inizio del IV sec: a. C. i Celti - o Galli,

secondo la definizione latina - si stanziarono in Lombardia fino ai confini con il

Veneto, in Emilia (Anari e Boi), in Romagna (Lingoni) e nelle Marche (Senoni),

regioni praticamente sottratte agli Etruschi e agli Umbri. La presa di Roma

(390-386 a. C. ) fu vissuta, secondo le fonti antiche, come un evento traumatico,

probabilmente perchè il fiero popolo romano volle giustificare quella sconfitta con la ferocia degli

aggressori. Oggi si tende a considerare l’invasione celtica non come quella di un’orda selvaggia, ma

piuttosto di una vasta comunità costretta a lasciare il proprio territorio d’origine per problemi

di sopravvivenza. E’ possibile che l’espansione sia poi

proseguita verso sud-est senza traumi troppo forti.